26 gen 2012 - BLOG, LETTURE    Nessun Commento

Deludenti?

Sono a disagio. Una sorta di insoddisfazione che non riesce a celarsi del tutto mi si annoda un poco nello stomaco. Due dei titoli che attendevo con maggiore interesse (senza nulla togliere a tutti gli altri che ho letto e sto leggendo in questo periodo), e cioè 1Q84 e Il Respiro del Buio, si sono rivelati deludenti. Forse l’aggettivo è ingeneroso, o addirittura eccessivo, ma sono arrivato all’ultima pagina di entrambi i libri con la sete di parole e storie non del tutto placata.

24 gen 2012 - BLOG, PAROLE SCRITTE    Nessun Commento

L’Impermanenza Delle Cose

La brina su campi consumati oltre il vetro gelato.
La ragazza che dorme con il capo lievemente reclinato.
Parole stanche che percorrono la carrozza.
Il treno che arranca tra due stazioni.
Che sia l’impermanenza delle cose a mantenere viva la speranza?

22 gen 2012 - BLOG, FOTOGRAFIA, VITA    Nessun Commento

McCurry Al MACRO Testaccio

McCurryLa sede del rione Testaccio del MACRO è ospitata nell’area dell’ex mattatoio di Roma. Questa struttura, sorta alla fine del XIX secolo per opera di G. Ersoch, nel cuore di una zona dalla rinnovata vivacità culturale capitolina, ospita nel suo recente padiglione “La Pelanda” una mostra dedicata a Steve McCurry. Il percorso, studiato da Fabio Novembre, si snoda in tanti piccoli zone concatenate, la cui struttura fatta di fasci di plexyglss intrecciati consente un’esposizione semisferica delle fotografie di McCurry raggruppate per soggetto, oggetto e spirito. Tramite l’obiettivo del artista della Magnum si viaggia velocemente – ma spesso non lietamente – tra il Pakistan rurale, l’Italia della capitale e della provincia, il Giappone, la Birmania, il Kuwait, la Polonia… Una mostra imperdibile per immergersi nei colori che hanno reso celebre questo fotografo originario della Pennsylvania.

19 gen 2012 - BLOG, PAROLE SCRITTE    Nessun Commento

Il Pomeriggio Si Dilata Nell’Attesa

Il pomeriggio si dilata nell’attesa
e pigre nubi macchiano il cielo quasi immobile.
Un treno dopo l’altro, innumerevoli carrozze,
porte automatiche senza fine.
Da nessuna di esse emerge il tuo viso,
i tuoi capelli color ocra, i tuoi occhi attenti.
Improvvisamente non mi sento più nella giusta posizione:
mi sembra di volgere il desiderio verso zone irraggiungibili.
E il ricordo di te svanisce lentamente,
come un panorama attraverso un parabrezza colmo di pioggia.

16 gen 2012 - BLOG, GIOCHI    Nessun Commento

Coruscant Wasn’t Built In A Day

CoruscantL’attesa è stata lunga – molto lunga – e carica di enormi aspettative. Innanzitutto il franchise è uno di quelli pesanti; visto il trattamento assolutamente incomprensibile che SOE ha riservato a Galaxies e vista la sua fine ingloriosa il diffuso timore di un salto nel buio era più che giustificato. Certo, BioWare e EA sono due pesi massimi in termini di risorse e di esperienza (*), ma creare un MMORPG non è un attività che si improvvisa, soprattutto se la concorrenza è di fatto monopolizzata da sette anni da un certo titolino di casa Blizzard che, tra alti e bassi e scelte non sempre azzeccatissime, ha saputo comunque offrire esperienze di gioco a milioni di utenti nel mondo. Ebbene, a circa un mese dal rilascio pubblico (e con i miei personaggi principali che veleggiano, più o meno lentamente, verso il trentesimo livello) è ora di tirare le prime somme.
Le meccaniche di gioco non introducono nulla di realmente innovativo, a parte la possibilità per tutte le classi di possedere più companions (pet evoluti) che di volta in volta si rivelano utili nel PVE e nelle professioni. L’impressione è che BioWare abbia preso le suddette meccaniche di peso da World of Warcraft e le abbia leggermente adattate, assieme all’interfaccia, al proprio universo. Considerando che negli ultimi anni chi ha sperimentato nuove strade è di fatto uscito dal mercato (o vivacchia in un angolo dopo aver abbandonato ogni velleità di successo) questa scelta non solo non è disdicevole ma al contrario si è rivelata proficua. Infatti, si è stimato che otto giocatori su dieci che si sono registrati all’apertura dei server provengano proprio dalle file di WoW. Tutto costoro, me compreso, hanno faticato meno di cinque minuti per orientarsi tra abilità, albero dei talenti, classi, quest, istanze, sistema di posta e di deposito, monte volanti, aste, punti di volo, barra dell’esperienza, livello degli item, key-binding, trainers, venditori e via discorrendo. Tutto ciò dimostra una concreta attenzione per l’esperienza del proprio utente, evitandogli lunghi e dolorosi giorni, o settimane, per imparare e testare sulla propria pelle dinamiche sconosciute. Al contrario: chiunque abbia alle spalle qualche decina (o, cough cough, centinaia…) di ore di eroiche e raid avrà la piacevole sensazione – all’incirca – di iniziare a livellare un proprio alt.
Si tratta dunque di un clone di World of Warcraft? Ovviamente no. Perchè se intelligentemente BioWare e EA hanno copiato un’infrastruttura già collaudata e che nei suoi massimi tratti ha già riscontrato il favore di dieci milioni di utenti, il vero tesoro di SWTOR sta ovviamente nel suo lore e nella gestione della storia. I personaggi di ogni classe, infatti, non “nascono” improvvisamente mezzi nudi nei pressi di una cattedrale, o del relitto di un’astronave o ancora in un territorio infetto. Sono invece esseri maturi, con già una parziale storia alle spalle che da quel momento, sarà il vero filo conduttore di tutte le gesta, gli avanzamenti e le esplorazioni che li attenderanno. Naturalmente il giocatore è lasciato relativamente libero di ignorare la lunghissima questline di classe e di praticare l’arte del brigantaggio o esercitare la Forza come meglio crede. Tuttavia ritengo che il vero valore di questo gioco sia il dipanarsi delle vicende della Vecchia Repubblica per il tramite degli eventi e dei racconti degli innumerevoli personaggi (i cui dialoghi sono tutti recitati) che si incontrano su tutti i maggiori pianeti dell’universo di Star Wars. Se a ciò si aggiungono una personalità molto forte delle varie classi, un’astronave personale (che, diciamocelo, è più accogliente e cool di una nave o dirigibile di linea), la possibilità di intraprendere battaglie spaziali – sebbene con un’impronta di tipo arcade – e la possibilità di lasciare ai companions il lavoro di livellamento del gathering e del crafting, ecco che davvero SWTOR può di certo diventare in brevissimo tempo la reale spina nel fianco di Blizzard. (Certo, non tutto è ancora perfetto, in realtà: il bellissimo design è mosso da un buon motore grafico che tuttavia necessita di parecchie ottimizzazioni; molti dettagli delle meccaniche e dell’interfaccia copiate a WoW sono state implementate solo parzialmente e di certo dovranno essere adeguate nel tempo e anche tanti bilanciamenti richiederanno un tuning più fine. Ma la partenza rimane strepitosa).

(*) ok, non è che Sony sia una PMI brianzola…

Guardo

Guardo. Il buio ormai sceso sopra la strada già accecata dalla nebbia. L’umidità condensata sul palo che regge il cartello di divieto di sosta. Attendo. Brividi e mani che aggiustano pesanti sciarpe di lana. Una voce, una radio, lontana, la musica che salta da una melodia all’altra. La finestra. Aperta, come speravo. Riflessi tremolanti di uno schermo televisivo. Attendo ancora. La tua figura, malcelata dalle tende sottili, che si muove assecondando ritmi sconosciuti. Un portone si apre, cigolando invisibile, e poi si richiude. Rubo le tue forme, il profilo della tua schiena, il pallore del tuo petto e l’oscurità dei tuoi capelli. Soffro. Panciute gocce d’acqua iniziano a martellare il selciato. Respiro, piano. Ti fermi e sembra che volgi lo sguardo verso la strada, verso il muro lattiginoso. Verso di me. Mi sto solo illudendo. Alzo il viso e lascio che venga molestato dalla pioggia.

14 gen 2012 - BLOG, LETTURE    Nessun Commento

Il Mio Primo Nesbø

Il LeopardoFrequento il thriller scandinavo da ormai parecchi anni. Ho iniziato, quasi per caso, come molti credo, con Liza Marklund e Henning Mankell per approdare a John Ajvide Lindqvist, a Arne Dahl, a Stieg Larsson e altri. E’ indubbio che questi ultimi vent’anni il Nord Europa abbia donato alla letteratura di genere parecchi autori talentuosi che hanno portato nuova linfa e nuove visioni a noi lettori affamati. Fredde campagne, gelidi fiordi, strade viscide, giornalisti curiosi, assassini senza scrupoli, poliziotti stanchi, hackers tatuati… Penso che con questi libri molta gente, dopo aver visitato virtualmente ogni angolo luminoso o sordido di New York e di Los Angeles, abbia conosciuto una Svezia e una Norvegia sorprendenti. “Il Leopardo”, di Jo Nesbø, è stato uno dei primissimi acquisti per il mio Kindle. Non avevo ancora letto nulla di quest’autore di Oslo e l’incontro non avrebbe potutto essere più propizio. Dopo un inizio forse troppo di maniera le pagine stampate con e-ink sono scivolate via sempre più piacevolmente sullo schermo del mio lettore. La qualità che più ho apprezzato è la capacità descritiva: una lingua ricca, anche se concisa ed efficace. A metà strada tra l’hard boiled e il giallo procedurale, la storia che ruota attorno ad un Harry Hole apparentemente sempre più perso è senz’altro di quelle che non si dimenticano (se si riescono a perdonare alcuni eccessi probabilmente pensati in chiave di trasposizione cinematografica).

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