11 lug, 2010 - MUSICA, VITA    Nessun Commento

Greetings from Hyde Park

Il momento infine è arrivato. Sono trascorsi alcuni anni dal mio ultimo concerto di Springsteen e quasi altrettanto tempo da quando ho visto in video una sua performance live. La sua musica è in perenne rotazione nei mei lettori ma, più o meno inconsciamente, ho sempre voluto trattenere nella memoria le immagini dei miei palchi. Tutti, certo, ma sopratutto quello di Torino, al vecchio stadio comunale, nel settembre del 1988.
Ma, si sa, prima o poi dobbiamo guardare in faccia la realtà. E la realtà ci dice che sono passati quasi quarant’anni da quando, nel maggio del 1974, il giovane giornalista (e futuro producer) Jon Landau vide il “futuro del rock” esibirsi come supporter di Bonnie Raitt. Così mi sono chiesto che cosa avrei visto – e sentito – io, oggi, aprendo la confezione della registrazione del concerto londinese a Hyde Park dell’anno scorso.
Titoli di testa, in sottofondo gli applausi e gli incoraggiamenti del pubblico in attesa. Poi la E Street Band prende posto; la regia non fa in tempo a inquadrare i musicisti, come mi ero aspettato, che le chitarre attaccano London Calling:

The ice age is coming, the sun is zooming in
Meltdown expected, the wheat is growing thin
Engines stop running, but I have no fear
Cause London is drowning and I,
I live by the river

I Clash, nientemeno!
La voce di Bruce deve ancora scaldarsi e Miami Steve non conosce le parole. Osservo la band. Ripenso ai miei palchi, a gente più giovane, impigliata in un sacco di cavi perchè non c’erano impianti wireless, a maniche corte e muscoli in evidenza, a baschi neri, a brezze serali che spazzano le prime file di noi spettatori ammassati contro le transenne. Adesso a tenere in mano microfoni e strumenti ci sono dei sesantenni. E mi ricordo di un recente concerto dei Rolling Stones: il terrore mi assale. Ma dura poco. Perchè è immediato l’attacco di Badlands. Nils Lofgren sorride sempre con la sua faccia da guascone; Clarence Clemons ha il suo sgabello ed è circondato dai suoi strumenti, da vero Big Man; Roy Bittan fa volare le dita sulle tastiere; la simpatica Soozie Tyrell accompagna con il suo violino alla destra del palco; Max Weinberg è quello che al momento sembra essere invecchiato meno e divertirsi di più mentre picchia sulla batteria; Charlie Giordano prende il posto di Danni Federici (e farà vedere il suo primo sorriso solo durante American Land); Garry Tallent sta un po’ defilato, dalla parte opposta dei due coristi: la straordinaria Cindy Mizelle e Curtis King.
E da lì, tutto è in discesa.

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