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Nessun Commento Il mio primo Nesbø
Frequento il thriller scandinavo da ormai parecchi anni. Ho iniziato, quasi per caso, come molti credo, con Liza Marklund e Henning Mankell per approdare a John Ajvide Lindqvist, a Arne Dahl, a Stieg Larsson e altri. E’ indubbio che questi ultimi vent’anni il Nord Europa abbia donato alla letteratura di genere parecchi autori talentuosi che hanno portato nuova linfa e nuove visioni a noi lettori affamati. Fredde campagne, gelidi fiordi, strade viscide, giornalisti curiosi, assassini senza scrupoli, poliziotti stanchi, hackers tatuati… Penso che con questi libri molta gente, dopo aver visitato virtualmente ogni angolo luminoso o sordido di New York e di Los Angeles, abbia conosciuto una Svezia e una Norvegia sorprendenti. “Il Leopardo”, di Jo Nesbø, è stato uno dei primissimi acquisti per il mio Kindle. Non avevo ancora letto nulla di quest’autore di Oslo e l’incontro non avrebbe potutto essere più propizio. Dopo un inizio forse troppo di maniera le pagine stampate con e-ink sono scivolate via sempre più piacevolmente sullo schermo del mio lettore. La qualità che più ho apprezzato è la capacità descritiva: una lingua ricca, anche se concisa ed efficace. A metà strada tra l’hard boiled e il giallo procedurale, la storia che ruota attorno ad un Harry Hole apparentemente sempre più perso è senz’altro di quelle che non si dimenticano (se si riescono a perdonare alcuni eccessi probabilmente pensati in chiave di trasposizione cinematografica).