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Nessun Commento Sorprese
Finalmente! Sì, finalmente! Dopo le recenti ed inaspettate quasi delusioni di Nicolai Lilin e di Haruki Murakami, che ho raccontato il mese scorso, questa volta sono felice di essermi inbattuto in una vera sorpresa. Di Diego De Silva ho letto nelle ultime settimane tre opere: Voglio guardare, La donna di scorta e infine Non avevo capito niente. All’indietro, insomma, da un killer pedofilo ad una relazione adulterina fino alla vita (e al lavoro) probabilmente vuota di un avvocato divorziato. In particolare quest’ultimo libro mi ha colpito i sensi. La scrittura innanzitutto: ricca, ma dissimulata sotto una patina colloquiale (e in taluni casi all’apparenza sgrammaticata). E poi i personaggi. Inverosimili, e proprio per questo vicinissimi alle esperienze di vita di noi tutti: il lavoro, le relazioni, i figli, il sesso, la giustizia e le ingiustizie… Insomma: un nuovo colpo di fulmine. E, visto che nel titolo ho scritto “sorprese” al plurale, ecco che ritorno su un mio vecchio cruccio: Stephen King. Incapace di attendere l’eventuale edizione italiana in formato ebook, ho comprato 22/11/63 in edizione rilegata. (Lo so, avevo promesso che la mia transizione verso il formato elettronico sarebbe stata definitiva e senza ripensamenti: ma sono amabilmente incostante…) Ebbene: sono a pagina 27 e ancora non è sorto in me l’immancabile fastidio. Che sia un segno?
Frequento il thriller scandinavo da ormai parecchi anni. Ho iniziato, quasi per caso, come molti credo, con Liza Marklund e Henning Mankell per approdare a John Ajvide Lindqvist, a Arne Dahl, a Stieg Larsson e altri. E’ indubbio che questi ultimi vent’anni il Nord Europa abbia donato alla letteratura di genere parecchi autori talentuosi che hanno portato nuova linfa e nuove visioni a noi lettori affamati. Fredde campagne, gelidi fiordi, strade viscide, giornalisti curiosi, assassini senza scrupoli, poliziotti stanchi, hackers tatuati… Penso che con questi libri molta gente, dopo aver visitato virtualmente ogni angolo luminoso o sordido di New York e di Los Angeles, abbia conosciuto una Svezia e una Norvegia sorprendenti. “Il Leopardo”, di 
E’ il momento delle scelte. Sebbene ci ragionassi da tempo non pensavo ancora che la transizione dal libro stampato alla sua versione elettronica fosse così immente. E invece ragioni economiche, soprattutto, e di spazio hanno reso questa evoluzione improrogabile. Da parecchi mesi cerco di scrivere un buon testo per dire addio a quelle migliaia di volumi che hanno accompagnato la mia vita da quando ero veramente piccolo ad oggi. Non ci sono ancora riuscito. E’ come se facessi fatica a staccarmi da quel piacere intimo e pregnante che provo nello scegliere un libro vagando tra gli scaffali di una libreria, nell’acquistarlo, nello sfogliarlo ovunque (sul letto, nel bagno, sul treno, in ufficio nei momenti di pausa), di vivere le sue pagine sfogliandole una alla volta e alla fine nel trovargli una sistemazione accanto ai suoi simili. E’ il momento delle scelte, dicevo. Un ottimo 
Mese di interessanti uscite, questo. Con l’usuale copertina dai toni cupi che ripropone un ritratto dell’autore,