MUSICA, VIDEO, VITA
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Una delle più belle canzoni di sempre. Punto.
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Nessun Commento Una delle più belle canzoni di sempre. Punto.
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Willy DeVille (with Brenda Lee): You’ll Never Know
ABBA: I Have a Dream
Helmut Lotti: Russian National Anthem (*)
The Crisis of Credit Visualized
Slightly Darkened Streets of Tokyo
Playa Del Carmen
(*) L’inno nazionale russo, cantato sempre da Lotti (il suo From Russia With Love è del 2004), durante il Memorial Van Damme per il podio della bellissima Yelena Isinbayeva:
Rossiya – svyashchennaya nasha derzhava…
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Baccara: Yes Sir I Can Boogie
Belle Epoque: Black Is Black
Alcazar: Crying At The Discoteque
La Bionda: One for You, One for Me
Earth | Time Lapse View From Space (ISS)
Your Lucky Day
Foreign Language
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Tom Waits: Martha
Jessie J: Price Tag
Anna Tsuchiya [Nana (Black Stones)]: Rose
Lip Dub – Tambureddu
Venice in the fog
Tune for Two
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Tiziano Ferro: La Differenza Tra Me e Te
Adele: Someone Like You
Eddie Vedder: Hard Sun
Duran Duran: Save A Prayer
Morgan & Noemi: Altrove
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Ellie Goulding: Guns and Horses
Miranda Lambert: Only Prettier
Craig Morgan: This Ain’t Nothing
Alberto Camerini: Tanz Bambolina
Matia Bazar: Ti Sento
Mike Oldfield & Maggie Reilly: Moonlight Shadow
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Un’altra azzeccatissisma campagna di Calzedonia. Dopo la serie de Il futuro è rosa (con una straordinaria Sorelle d’Italia cantata da Sushy), due anni più tardi è la volta dell’anniversario: 25 anni insieme. A fare da colonna sonora è un gran bel pezzo di Fabrizio Campanelli interpratato dalla voce di Dorotea Mele.
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Loretta Lynn: Coal Miner’s Daughter
Mia Martini: Valsinha
MIA: Paper Planes
Tony Christie: Is This The Way To Amarillo
Jefferson Airplane: Somebody To Love
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Nessun Commento Il momento infine è arrivato. Sono trascorsi alcuni anni dal mio ultimo concerto di Springsteen e quasi altrettanto tempo da quando ho visto in video una sua performance live. La sua musica è in perenne rotazione nei mei lettori ma, più o meno inconsciamente, ho sempre voluto trattenere nella memoria le immagini dei miei palchi. Tutti, certo, ma sopratutto quello di Torino, al vecchio stadio comunale, nel settembre del 1988.
Ma, si sa, prima o poi dobbiamo guardare in faccia la realtà. E la realtà ci dice che sono passati quasi quarant’anni da quando, nel maggio del 1974, il giovane giornalista (e futuro producer) Jon Landau vide il “futuro del rock” esibirsi come supporter di Bonnie Raitt. Così mi sono chiesto che cosa avrei visto – e sentito – io, oggi, aprendo la confezione della registrazione del concerto londinese a Hyde Park dell’anno scorso.
Titoli di testa, in sottofondo gli applausi e gli incoraggiamenti del pubblico in attesa. Poi la E Street Band prende posto; la regia non fa in tempo a inquadrare i musicisti, come mi ero aspettato, che le chitarre attaccano London Calling:
The ice age is coming, the sun is zooming in
Meltdown expected, the wheat is growing thin
Engines stop running, but I have no fear
Cause London is drowning and I,
I live by the river
I Clash, nientemeno!
La voce di Bruce deve ancora scaldarsi e Miami Steve non conosce le parole. Osservo la band. Ripenso ai miei palchi, a gente più giovane, impigliata in un sacco di cavi perchè non c’erano impianti wireless, a maniche corte e muscoli in evidenza, a baschi neri, a brezze serali che spazzano le prime file di noi spettatori ammassati contro le transenne. Adesso a tenere in mano microfoni e strumenti ci sono dei sesantenni. E mi ricordo di un recente concerto dei Rolling Stones: il terrore mi assale. Ma dura poco. Perchè è immediato l’attacco di Badlands. Nils Lofgren sorride sempre con la sua faccia da guascone; Clarence Clemons ha il suo sgabello ed è circondato dai suoi strumenti, da vero Big Man; Roy Bittan fa volare le dita sulle tastiere; la simpatica Soozie Tyrell accompagna con il suo violino alla destra del palco; Max Weinberg è quello che al momento sembra essere invecchiato meno e divertirsi di più mentre picchia sulla batteria; Charlie Giordano prende il posto di Danni Federici (e farà vedere il suo primo sorriso solo durante American Land); Garry Tallent sta un po’ defilato, dalla parte opposta dei due coristi: la straordinaria Cindy Mizelle e Curtis King.
E da lì, tutto è in discesa.
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Nessun Commento La sto guardando. E’ un po’ disorientata dagli accordi rock, chitarre elettriche e batteria ma sembra riconoscere l’impianto di fondo.
Li vidi passare
vicino al mio campo
ero un ragazzino
stavo lì a giocare
Erano trecento
erano giovani e forti
andavano al fronte
col sole negli occhi
(…)
Le parole non sono quelle che si aspettava, ma domanda ugualmente: «Non è di Tenco, questa canzone?»
E cantavano cantavano
tutti in coro
ciao amore ciao amore
ciao amore ciao
(…)
«Tu conosci Tenco?» Di norma, dopo un’affermazione siffatta, esclamata in accompagnamento ad un tono del tipo: mia cara, sei troppo giovane per…, mi devo sorbire quantomeno un’ora di rimproveri o di sovrana indifferenza ad un ulteriore approccio o di malcelata ironia: «Adesso mi dirai che ascoltavi questa musica durante l’assedio di Sebastopoli.»
Avrei dato la vita
per essere con loro
dicevano domani
domani torneranno
Aspettai domani
per giorni e per giorni
col sole nei campi
e poi con la neve
(…)
Per un minuto abbondante si gode la mia espressione sorpresa ed ammirata, la bocca leggermente socchiusa e la pupilla dilatata. Poi inizia a sogghignare, e lì capisco che c’è qualcosa che non va.
Chiedevo alla gente
quando torneranno
la gente piangeva
senza dirmi niente
E da solo io cantavo
in mezzo ai prati
ciao amore ciao amore
ciao amore ciao
(…)
Ora la sto guardando in attesa che mi spieghi. Lei si gode il momento e poi confessa: «Ho visto lo sceneggiato televisivo…»
Ma una sera ad un tratto
chiusi gli occhi e capii
e quella notte in sogno
io li vidi tornare
Ciao amore ciao amore
ciao amore ciao
ciao amore ciao amore
ciao amore ciao
ciao amore ciao amore
ciao amore ciao
Scuoto la testa, ma sono divertito anche io. La reinterpretazione di Priviero del testo originale di Tenco, riscritto all’epoca per la censura che gli avrebbe impedito di partecipare a Sanremo, è rock ed emozione allo stato puro. Raramente mi appassiono alla musica italiana, ma sono costretto ad ammettere che alcuni autori hanno scritto i più bei testi evocativi che io abbia mai letto. Questo di Tenco è uno. E, così su due piedi, mi viene in mente anche il Guccini di Auschwitz e Canzone per un’amica, specialmente nelle strepitose edizioni dei Nomadi.