Sfogliando "PENDOLARISMO"
1 dic 2010 - BLOG, PENDOLARISMO, VITA    Nessun Commento

Un anno dopo

Sedili sbrecciati e odore di urina. Al passaggio lento nelle stazioni di paese sfilano accanto ai binari i grossi e recenti caseggiati, tinti con colori tenui. Osservo le cucine illuminate, quelle con le piccole luci sulle cappe aspiranti e quelle dalle grosse e calde luci gialle. Vedo singole persone e famiglie che si preparano, che consumano veloci colazioni, raramente leggono un giornale. Tanti piccoli rifugi, tante piccole e calde tane dove le mini tribù familiari si rifugiano al termine di una lunga giornata in ufficio, in fabbrica, a scuola. Bozzoli rassicuranti dove poter consumare pasti e cene, raccogliersi attorno allo schermo televisivo, totemico e piatto, dove potersi addormentare al sicuro e lasciare che gli incubi peggiori affiorino di notte tra le pieghe del subconscio. Il treno accelera e questi archetipi di vita quotidiana sfrecciano via, sempre più indietro e sempre più lontano. La pioggia, sottile e nebulizzata, crea un velo che sfoca i campi e gli ammassi di capanni industriali. Abbassa la risoluzione del paesaggio e mi risparmia la vista dettagliata dei binari, della sporcizia ai lati delle strade,dei muri imbrattati, dei mezzi pubblici affollati di studenti e lavoratori e dai vetri appannati, della galleria in cui il treno si tuffa per percorrere l’intera città scansando radici, tubature, scarichi e cantine colme di vecchie biciclette e armadi tarlati.

18 giu 2010 - PENDOLARISMO, VITA    1 Commento

Sembra novembre

Sembra novembre e invece è giugno. La temperatura si è abbassata stanotte, le strade sono avvolte da una sorta di nebbia e la gente esce di casa con addosso le giacche a vento. Che, diciamocelo, è un’esagerazione. Perché è vero che a quest’ora del mattino l’aria è fresca e frizzante ma, appunto, siamo a giugno; è un po’ come certe signore che, ai primi refoli di vento freddo autunnale, tolgono dalla naftalina le loro spesse e costose pelliccie quando si è tutti ancora in giro in maniche di camicia o al massimo in felpa.
Mi infilo come al solito gli auricolari. La giornata però non è adatta a certi movimenti musicali. Così scelgo un Elvis di annata: Heartbreak Hotel, Too Much, Jailhouse Rock, Dont Be Cruel, One Night… I coretti e il plong plong del contrabbabasso mi accompagnano fino in stazione. Qui due distinti gruppetti di persone distribuiscono volantini fotocopiati. Le solite lamentele sui servizi delle ferrovie e sul governo ladro che, oltre a far piovere, ruba ai poveri per donare ai ricchi. Sono abbastanza disilluso sugli scopi ultimi della nostra classe dirigente e mi accontenterei di evitare la pioggia.
La carrozza di testa del treno è deserta. Mi accomodo sul sedile e osservo la spettrale campagna milanese scorrere al di fuori dell’ampio finestrino ricurvo. Tra capannoni industriali e strade che si perdono nella nebbia potrei essere benissimo parte di un episodio di Ai confini della realtà. Poi, alla prima stazione, l’usuale massa di studenti e pendolari si riversa a bordo e il cielo si apre all’improvviso, blu e caldo. E l’illusione svanisce. Assieme alla nebbia.

15 mag 2010 - PENDOLARISMO, VITA    1 Commento

Ferma in tutte le stazioni

Oggi c’è Minnie sul treno. La temperatura è insolitamente bassa sebbene il cielo sereno faccia prevedere una giornata con il giusto caldo di maggio. Lei indossa una giacca a vento leggera e corta, pantaloni scuri, sneakers bianche, calzini a striscie colorate orizzontali e una sciarpa fucsia ben avvolta attorno al candido collo. E i suoi soliti occhiali dalla montatura rettangolare. L’elastico che le trattiene i capelli è verde. Quando salgo sul ponte superiore della carrozza di testa lei è già seduta, sempre sul sedile  a metà corriodio, sul lato destro. Sta consultando un catalogo di viaggi. Pensa alle vacanze? Si mangia distrattamente le unghie e ogni pochi secondi alza la testa per per osservare il mondo attorno a lei. Incrocia il mio sguardo. Non sembra vedermi. Con una mano tiene ferma sulle gambe la sua borsa stampata a motivi floreali. Ha dita lunghe e sottili. Vorrei  sapere su cosa sta posando la sua attenzione, esattamente. Vorrei vederla sorridere. Ha un piccolo orecchino rotondo sul bordo esterno del suo orecchio sinistro. Non riesco a scorgere se ne ha uno identico a destra. Chiude il catalogo e con un sospiro riprende in mano i fasci di fogli stampati che usualmente legge tutte le mattine. Lavora o studia? Sono indeciso. Il ragazzo seduto alla mia sinistra si accorge che osservo quella ragazza posta in diagonale rispetto a noi. Chissà cosa ne pensa. Si immerge nella lettura di un libro e perde ogni interesse in me o in lei. L’aria condizionata mi da fastidio e continuo a starnutire. Di profilo Minnie è ancora più interessante. Un viso da fotografare, sicuramente. E’ curiosa: osserva le due donne che hanno occupato i due posti di fronte a lei e che si stanno agitando per sfilarsi le giacche e al contempo reggere le grosse tracolle di pelle. Ferma in tutte le stazioni, ripete il display. Siamo già sottoterra. Tra poco scenderemo e lei sparirà nel lungo e buio corridoio posto all’estremità dell’enorme e deserto atrio posto a mezza via tra i binari la superifice. Desidero rivederla.

28 apr 2010 - PENDOLARISMO, VITA    Nessun Commento

Aria

La sorpresa della giornata: carrozze del treno ghiacciate. Nulla di nuovo, si osserverebbe, se fosse ancora gennaio e fossimo saliti sulle vetture dopo una lunga attesa, incerti se i pochi centimetri di neve della notte precedente avessero scoraggiato le ferrovie nazionali a mettere in linea i convogli. Solo che siamo a fine aprile e il termometro oscilla costantemente tra i quindici e i ventitre gradi. Quindi si esce di casa la mattina con una leggera felpa, felpa che poi verrà arrotolata sui fianchi o legata alla borsa durante la giornata. Per il calendario delle ferrovie probabilmente oggi è segnato come il primo giorno d’estate. Aria gelida soffia inarrestabile dalle bocchette poste subito sotto i finestrini dei nuovi convogli, quelli delle linee suburbane. L’architettura particolare dei vetri, leggermenti incurvati verso l’alto, facilita il deflusso dell’aria fino a creare un vortice che inesorabile si avventa sul passeggero, lo avvolge e lo raffredda oltre ogni umana tolleranza. Il quadro di gestione dell’impianto di aria condizionata si trova in bella vista, dietro un vetro blindato, accanto all’enorme porta della toilette. Forse per scoraggiare atti di disobbedienza civile.

Lungo i binari

Negli ultimi cinque anni ho usato l’auto per raggiungere il luogo di lavoro. Provinciale, due paesini, tre uscite di tangenziale e quattro semafori cittadini. Strada, asfalto, nebbia, pioggia, caldo, sole, neve, riverberi e traffico, tanto traffico.

Ora uso il treno. Stazione del paesino, stazione del paesino, stazione del paesino, tre stazioni cittadine, affogate sotto tre o quattro metri di cemento, fognature e scale mobili e due attraversamenti pedonali.

Dal finestrino osservo scorrere campi ghiacciati, punteggiati di pozze d’acqua sporca su cui volteggiano grossi uccelli neri; vecchie case ormai ingrigite, una volta dotate di ampie aie, ora espropriate per far passare il raddoppio della linea; capannoni industriali e parcheggi per auto e mezzi agricoli; condomini ricamati con antenne satellitari; scali deserti e binari affolati di vagoni merci; auto in coda;  ragazzi con zaino scolastico e donne con la borsa della spesa; lunghe gallerie buie e polverose.