Sfogliando "VITA"
28 apr 2010 - PENDOLARISMO, VITA    Nessun Commento

Aria

La sorpresa della giornata: carrozze del treno ghiacciate. Nulla di nuovo, si osserverebbe, se fosse ancora gennaio e fossimo saliti sulle vetture dopo una lunga attesa, incerti se i pochi centimetri di neve della notte precedente avessero scoraggiato le ferrovie nazionali a mettere in linea i convogli. Solo che siamo a fine aprile e il termometro oscilla costantemente tra i quindici e i ventitre gradi. Quindi si esce di casa la mattina con una leggera felpa, felpa che poi verrà arrotolata sui fianchi o legata alla borsa durante la giornata. Per il calendario delle ferrovie probabilmente oggi è segnato come il primo giorno d’estate. Aria gelida soffia inarrestabile dalle bocchette poste subito sotto i finestrini dei nuovi convogli, quelli delle linee suburbane. L’architettura particolare dei vetri, leggermenti incurvati verso l’alto, facilita il deflusso dell’aria fino a creare un vortice che inesorabile si avventa sul passeggero, lo avvolge e lo raffredda oltre ogni umana tolleranza. Il quadro di gestione dell’impianto di aria condizionata si trova in bella vista, dietro un vetro blindato, accanto all’enorme porta della toilette. Forse per scoraggiare atti di disobbedienza civile.

27 apr 2010 - VITA    1 Commento

Mattina di fine aprile

In maniera del tutto inaspettata il risveglio è piacevole. Gli occhi normalmente cisposi e a mezz’asta delle cinqueequarantacinque sono invece vispi ed attenti e si godono l’effetto sfocatura del getto della doccia. L’acqua scorre, mi riscalda la pelle e le membra e mi metterei pure a canticchiare, se ne fossi in grado, al riparo della tenda vinilica stampata con motivi floreali. A. solleva le sopraciglia in maniera molto vulcaniana quando le sfreccio accanto, nudo e roseo, investendola con una pioggia di goccioline che si fermano sul suo mantello dorato. Non si alza: sa già che la mattina prima di uscire non ho l’abitudine di dropparle un biscottino. E invece la sorprendo con un’intera fetta di pane americano, quadrato e morbido,  che compro appositamente per trattenere il contenuto di sandwich succosi o per supporto a sfacciati strati di Nutella. Da ottima golden-paracula-retriever si pone immediatamente nella posizione “facciamo contento il padrone di casa”: seduta, con la coda che spazza il pavimento piastrellato e la bocca aperta in quell’imitazione del sorriso che la natura ha donato alla sua razza. Si merita una grattata sotto il mento. Recupero la gavetta di plastica atossica dal frigo (lattuga, mozzarella, tonno), le chiavi di casa, il portafoglio e il laynard con tutte le chiavi usb e torno in bagno per la barba. Riesco a non graffiarmi facendo vagare sul viso la lama in maniera scriteriata, perso nei miei pensieri positivi. Sento che sarà un’ottima giornata. Mi vesto; nell’ordine: slip, calze, t-shirt nera, polo antracite, pantaloni larghi con enormi tasche sulle coscie, vecchio paia di Nike scolorite, felpa nera con cappuccio. Controllo che la mia borsa a tracolla sia in ordine e che contenga tutto ciò che mi serve. Richiudo piano la porta di casa alle mie spalle. Il cielo è azzurrissimo e la luce mattutina scatena una breve e sana miosi pupillare. L’aria è fresca, frizza sulla pelle del viso appena spalmata con il balsamo e il cielo è appena increspato dal cupo rombo di un bimotore ancora a bassa quota, appena decollato. Mi sembra di intravedere la livrea biancazzurra della Koninklijke Luchtvaart Maatschappij. Accendo il telefono, attendo i vari messaggi di benvenuto, faccio scorrere la punta dell’indice sullo schermo per comporre il glifo di sblocco e vi collego gli auricolari. Bang! La musica di Massimo Priviero parte con una chitarra, poi le percussioni e subito a seguire la sua voce. Il rock filtra nel cervello, allaga le sinapsi, trasuda lungo la colonna vertebrale, nutre l’immaginazione, sostiene e sprona come molecole di alcaloidi mutanti. La passeggiata verso la stazione è ritmata e passando accanto ai cumuli di macerie dell’ex fabbrica di latticini, ora demolita e non ancora sgombrata, mi viene voglia di correre in cima a quell’ammasso di pietre, mattoni e terra, sdraiarmici sopra e trascorrere la giornata a contare le nubi. Invece dalla banchina salgo su uno di quei nuovissimi treni blu e panna, a due piani, pieni di curve sinuose, declivi e scale leggere, dai sedili anatomici e dalle vivide luci. La cover di “Eve of Destruction” manda  lampi dietro i miei occhi mentre estraggo  il libro di Lucia Etxebarria. Attorno a me le solite faccie delle sette meno qualche minuto. La signora affetta da paraplegia che tutte le mattina è assistita da un pensionato  reclutato nei servizi sociali: lei continua a parlare, di lavoro, figli, di spesa, del costo della vita, e il vecchietto non pronuncia altro che ripetuti “Si, certo, ovvio…” mentre spinge la carrozzina lungo la rampa laterale e poi tramite la pedana sulla vettura. Il controllore che ha appena smontato da un turno, oppure che deve ancora prendere servizio, sempre assopito sul medesimo sedile nella carrozza motrice, la testa calva appoggiata al vetro del finestrino e le grosse e folte sopraciglia nere che fremono: probabilmente sta sognando. Il gruppetto di studenti delle medie, dagli zaini enormi e ricoperti di scritte fatte con evidenziatori colorati, che parlano a voce alta e danno libero sfogo agli ormoni adolescenziali. Il giovane manager, o forse praticante presso uno studio notarile, impeccabile nel suo abito blu e cravatta grigia che tiene la cartelletta portadocumenti di pelle sulle ginocchia da cui esce il cavo bianco delle cuffie dell’iPod. E infine Minnie. Minnie siede sempre sul ponte superiore, si sfila la sua corta giacchetta color panna e la ripiega accuratamente sulle gambe. Tutte le mattine impiega il viaggio verso la sua destinazione assorta nella consultazione di uno spesso fascio di fogli, riempiti con tabelle di cui non ho mai compreso l’origine. Di tanto in tanto scosta gli arruffati capelli incerti tra il biondo e il castano. Poi si toglie per un istante gli occhiali dalle lenti rettangolari e dalla montatura blu elettrica, molto sensuali, si stropiccia gli occhi e li infila nuovamente. Più di una volta l’ho vista indossare una maglioncino verde con la faccia di Minnie ricamata in piccolo sul petto. Stamattina non è impegnata con le sue tabelle. Sfoglia invece un piccolo album porta fotografie, di quelli economici  dalla copertina morbida; si sofferma su alcune di esse e sorride. E’ luminosa. E’ innamorata, immagino. Splende di quell’aura tipica di chi ha dimenticato le colonne di numeri per nutrirsi simbioticamente dell’amore per un’altra persona. Sorrido anche io. Siamo tutti felici oggi. Lascio il treno alla mia fermata, decine di metri sotto una Milano indescrivibile. Salgo a due a due i gradini delle quattro lunghe rampe che portano all’aria aperta e mi trovo di fronte gli scheletri dei due grattacieli, se così li possiamo chiamare, che fanno parte della riqualificazione urbana della zona. Il solito lavoratore immigrato mi allunga una copia di free press e sorride. Sì, decisamente oggi è una bella giornata.

22 apr 2010 - MUSICA, VITA    Nessun Commento

Quella notte in sogno io li vidi tornare

La sto guardando. E’ un po’ disorientata dagli accordi rock, chitarre elettriche e batteria ma sembra riconoscere l’impianto di fondo.

Li vidi passare
vicino al mio campo
ero un ragazzino
stavo lì a giocare

Erano trecento
erano giovani e forti
andavano al fronte
col sole negli occhi
(…)

Le parole non sono quelle che si aspettava, ma domanda ugualmente: «Non è di Tenco, questa canzone?»

E cantavano cantavano
tutti in coro
ciao amore ciao amore
ciao amore ciao
(…)

«Tu conosci Tenco?» Di norma, dopo un’affermazione siffatta, esclamata in accompagnamento ad un tono del tipo: mia cara, sei troppo giovane per…, mi devo sorbire quantomeno un’ora di rimproveri o di sovrana indifferenza ad un ulteriore approccio o di malcelata ironia: «Adesso mi dirai che ascoltavi questa musica durante l’assedio di Sebastopoli.»

Avrei dato la vita
per essere con loro
dicevano domani
domani torneranno

Aspettai domani
per giorni e per giorni
col sole nei campi
e poi con la neve
(…)

Per un minuto abbondante  si gode la mia espressione sorpresa ed ammirata, la bocca leggermente socchiusa e la pupilla dilatata. Poi inizia a sogghignare, e lì capisco che c’è qualcosa che non va.

Chiedevo alla gente
quando torneranno
la gente piangeva
senza dirmi niente

E da solo io cantavo
in mezzo ai prati
ciao amore ciao amore
ciao amore ciao
(…)

Ora la sto guardando in attesa che mi spieghi. Lei si gode il momento e poi confessa: «Ho visto lo sceneggiato televisivo…»

Ma una sera ad un tratto
chiusi gli occhi e capii
e quella notte in sogno
io li vidi tornare

Ciao amore ciao amore
ciao amore ciao
ciao amore ciao amore
ciao amore ciao
ciao amore ciao amore
ciao amore ciao

Scuoto la testa, ma sono divertito anche io. La reinterpretazione di Priviero del testo originale di Tenco, riscritto all’epoca per la censura che gli avrebbe impedito di partecipare a Sanremo, è rock ed emozione allo stato puro. Raramente mi appassiono alla musica italiana, ma sono costretto ad ammettere che alcuni autori hanno scritto i più bei testi evocativi che io abbia mai letto. Questo di Tenco è uno. E, così su due piedi, mi viene in mente anche il Guccini di Auschwitz e Canzone per un’amica, specialmente nelle strepitose edizioni dei Nomadi.

7 apr 2010 - BLOG, VITA    Nessun Commento

il Doppelgänger

Dice l’immancabile Wikipedia:

Il doppelgänger è una copia spettrale di una persona vivente.

Perfetto. Ho trovato la nuova definizione che sostituirà quella di avatar. Judd era l’avatar, {Davide} è quindi il doppelgänger.

4 apr 2010 - VITA    Nessun Commento

Speranze

Accidenti. Ieri cos’èra? La giornata mondiale del pessimismo? La speranza dovrebbe essere una delle colonne portanti della nostra vita; è la pulsione, la forza, la tensione etica che ci spinge verso nuove mete, verso un futuro più terso. Certo, le sconfitte e le delusioni viaggiano di pari marcia. Ma non è forse questo uno dei carburanti della nostra esistenza?  Thomas Jefferson ha scritto una delle frasi più belle della storia: “…Life, Liberty and the pursuit of Happiness”.

3 apr 2010 - VITA    Nessun Commento

Tre aprile

Tre aprile. Sabato. E’ da una buona ora che mi sforzo di ricordare il sogno di stanotte. E nulla emerge dalla penombra.

2 apr 2010 - BLOG, POLITICA, VITA    Nessun Commento

E’ sufficiente il senno (del prima)?

Scrive Luca Sofri, a proposito delle recenti votazioni:

Riflessione a caldo, superficiale, generica e semplificata, ma ovvia. Nell’ultimo anno il PD non è esistito

E’ stato sufficiente il senno del prima (cioè l’ineluttabile consapevolezza dell’assoluta mancanza di spessore di un’opposizione degna di questo nome) a far scuotere se non le coscienze almeno gli impegni  di quanti  credono che occorra far uscire l’Italia dall’inviluppo economico, sociale, etico e scientifico in cui la sta precipitando da svariati anni questa maggioranza? Evidentemente no.

B. e soci hanno vinto, anzi stravinto. E c’è da chiedersi quanto ciò sia imputabile alla tanto invisa egemonia mediatica e finanziar-culturale del Cavaliere o piuttosto all’innata ignavia degli Italiani.

28 mar 2010 - MUSICA, VITA    Nessun Commento

(I’ve Had) The Time of My Life

Un buon modo per iniziare una domenica mattina: sentire Denny Crane che canta nel suo ampio ufficio al ventottesimo piano al 500 di Boylston St.

I’ve had the time of my life
No I never felt this way before
Yes I swear it’s the truth
And I owe it all to you
‘Cause I’ve had the time of my life
And I’ve searched through every open door
‘Til I found the truth
And I owe it all to you

I’VE HAD THE TIME OF MY LIFE di Bill Medley e Jennifer Warnes.

17 mar 2010 - VITA    Nessun Commento

Litigare fa bene?

Litigare fa bene? Voglio dire: capita talvolta di pensare di esesre nel giusto, di ritenere legittimamente che le proprie azioni e i propri punti di vista siano quelli maggiormente auspicabili. E spesso tale convincimento non è affatto condiviso dalle persone che ci sono vicine. Rimanere immobili sulle proprie posizioni, graniticamente impermeabili alle altrui opinioni, è sintomo di ottusità? Certamente sì. Eppure cercare sempre un compromesso e abbandonarsi alla mediazione spesso genera un appiattimento dei flussi emotivi che sono parte integrante delle relazioni sociali che abbiamo con gli altri. Siano essi persone o Doppelgänger. Litigare, sfogarsi, urlare il proprio disappunto, dichiarare tutto il disaccordo che si prova in quel momento: ecco una componete fondamentale del nostro relazionarci, del nostro affermarci come individui dotati di una propria sensibilità ed emotività. Quando lo scontro non è cieco, ottuso, carico di odio e di desiderio di distruzione, in sostanza, è una parte della nostra libertà che ci consente di mantenerci “soggetti” e non semplici cellule di un ammasso indifferenziato chiamato società.

27 feb 2010 - CIBO, CUCINA, VITA    Nessun Commento

Ricordi culinari

Mi vengono in mente certe zuppe di cipolla e certi gratin come solo in Francia sanno fare; e anche il migliore pesce alla brace della mia vita, consumato in una notte tersa su una spiaggia a est di Abidjan; e ancora un jerk da favola di cui mi sono letteralmente abbuffato in un minuscolo localino di Negril, dalle tovaglie in plastica colorata, mentre attendevo che una tormenta finisse di spazzare le strade con vento e acqua.

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