PENDOLARISMO, VITA
1 Commento Sembra novembre
Sembra novembre e invece è giugno. La temperatura si è abbassata stanotte, le strade sono avvolte da una sorta di nebbia e la gente esce di casa con addosso le giacche a vento. Che, diciamocelo, è un’esagerazione. Perché è vero che a quest’ora del mattino l’aria è fresca e frizzante ma, appunto, siamo a giugno; è un po’ come certe signore che, ai primi refoli di vento freddo autunnale, tolgono dalla naftalina le loro spesse e costose pelliccie quando si è tutti ancora in giro in maniche di camicia o al massimo in felpa.
Mi infilo come al solito gli auricolari. La giornata però non è adatta a certi movimenti musicali. Così scelgo un Elvis di annata: Heartbreak Hotel, Too Much, Jailhouse Rock, Dont Be Cruel, One Night… I coretti e il plong plong del contrabbabasso mi accompagnano fino in stazione. Qui due distinti gruppetti di persone distribuiscono volantini fotocopiati. Le solite lamentele sui servizi delle ferrovie e sul governo ladro che, oltre a far piovere, ruba ai poveri per donare ai ricchi. Sono abbastanza disilluso sugli scopi ultimi della nostra classe dirigente e mi accontenterei di evitare la pioggia.
La carrozza di testa del treno è deserta. Mi accomodo sul sedile e osservo la spettrale campagna milanese scorrere al di fuori dell’ampio finestrino ricurvo. Tra capannoni industriali e strade che si perdono nella nebbia potrei essere benissimo parte di un episodio di Ai confini della realtà. Poi, alla prima stazione, l’usuale massa di studenti e pendolari si riversa a bordo e il cielo si apre all’improvviso, blu e caldo. E l’illusione svanisce. Assieme alla nebbia.