Mia cara, non voglio nemmeno provare a descrivere l’amore. Cosa ne scaturirebbe se non una inutile sequenza di parole, di pensieri già scaduti, di pallide ombre di immagini potenti? Riconosciamolo, suvvia!, che questa passione ci ha afferrato, ci avvolge con i suoi viticci, e penetra con le sue radici a fondo nel terreno. Cerca di soffocarci con la sua chioma di foglie e ci stringe in un abbraccio morbido. Ne siamo spaventati. E talvolta usiamo le parole come diserbanti. Crediamo di poter eliminare solo i rami secchi e contorti, le erbaccie, i parassiti che infestano il tronco. E invece uccidiamo, prosciughiamo, spezziamo. Eppure tutto questo verde ha memoria. Si volge costantemente verso la luce, la anela; fa ombra, ma ne rifugge. A fatica si rialza, riallunga i suoi tentacoli, si rifiuta di arrendersi. Mia cara: combattiamo o ci arrendiamo?