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Nessun Commento Notte al Village
Era stata una settimana insolitamente calda. Si poteva passeggiare per Central Park South, costeggiando gli specchi d’acqua dal Museo di Storia Naturale fino alla Terrazza Bethesda e acquistare cartocci di mandorle glassate e bottigliette di soda. Negli uffici spesso i ventilatori erano ancora accesi. I cinematografi erano affollati e la gente faceva le code per vedere film d’azione e commedie. Ma venti inquietanti spazzavano la città, e l’intero paese, in quell’autunno del 1941 e la sera rapidamente le strade si svuotavano.
Tirando tardi lungo i marciapiedi deserti del Village poteva capitare di passare davanti a un locale aperto tutta la notte. Nessuno si ricordava il nome, ma quando c’era da indicarlo spesso si sentiva dire: “Non puoi sbagliarti, è all’incrocio tra l’Undicesima e la Settima e sopra la vetrina vedrai la pubblicità dei sigari Phillies.” Quella notte la luce del ristorante rischiarava la strada e l’ampia vetratura lasciava ad un improbabile pedone la possibilità di osservarne bene l’interno. L’unico inserviente, rigido nella sua immacolata uniforme bianca, stava pulendo le superficie del bancone con uno straccio, stando bene attento a non avvicinarsi troppo all’uomo che sedeva solitario verso l’estremità. Sull’altro lato si trovava una coppia, probabilmente reduce da una serata a teatro o ad un party, a giudicare dalle vesti. L’abito rosso della donna, dello stesso colore dei suoi capelli, era una piacevole macchia di colore che contrastava con il serioso tessuto del vestito dell’uomo. Sembrava stessero parlando, sottovoce, ma senza guardarsi. Girando l’angolo ci si sarebbe allontanati nell’oscurità, probabilmente immaginando che la coppia parlando del proprio passato e del proprio futuro.
(Ispirato ovviamente da Nighthawks, di E. Hopper)