MUSICA, VITA
Nessun Commento Quella notte in sogno io li vidi tornare
La sto guardando. E’ un po’ disorientata dagli accordi rock, chitarre elettriche e batteria ma sembra riconoscere l’impianto di fondo.
Li vidi passare
vicino al mio campo
ero un ragazzino
stavo lì a giocare
Erano trecento
erano giovani e forti
andavano al fronte
col sole negli occhi
(…)
Le parole non sono quelle che si aspettava, ma domanda ugualmente: «Non è di Tenco, questa canzone?»
E cantavano cantavano
tutti in coro
ciao amore ciao amore
ciao amore ciao
(…)
«Tu conosci Tenco?» Di norma, dopo un’affermazione siffatta, esclamata in accompagnamento ad un tono del tipo: mia cara, sei troppo giovane per…, mi devo sorbire quantomeno un’ora di rimproveri o di sovrana indifferenza ad un ulteriore approccio o di malcelata ironia: «Adesso mi dirai che ascoltavi questa musica durante l’assedio di Sebastopoli.»
Avrei dato la vita
per essere con loro
dicevano domani
domani torneranno
Aspettai domani
per giorni e per giorni
col sole nei campi
e poi con la neve
(…)
Per un minuto abbondante si gode la mia espressione sorpresa ed ammirata, la bocca leggermente socchiusa e la pupilla dilatata. Poi inizia a sogghignare, e lì capisco che c’è qualcosa che non va.
Chiedevo alla gente
quando torneranno
la gente piangeva
senza dirmi niente
E da solo io cantavo
in mezzo ai prati
ciao amore ciao amore
ciao amore ciao
(…)
Ora la sto guardando in attesa che mi spieghi. Lei si gode il momento e poi confessa: «Ho visto lo sceneggiato televisivo…»
Ma una sera ad un tratto
chiusi gli occhi e capii
e quella notte in sogno
io li vidi tornare
Ciao amore ciao amore
ciao amore ciao
ciao amore ciao amore
ciao amore ciao
ciao amore ciao amore
ciao amore ciao
Scuoto la testa, ma sono divertito anche io. La reinterpretazione di Priviero del testo originale di Tenco, riscritto all’epoca per la censura che gli avrebbe impedito di partecipare a Sanremo, è rock ed emozione allo stato puro. Raramente mi appassiono alla musica italiana, ma sono costretto ad ammettere che alcuni autori hanno scritto i più bei testi evocativi che io abbia mai letto. Questo di Tenco è uno. E, così su due piedi, mi viene in mente anche il Guccini di Auschwitz e Canzone per un’amica, specialmente nelle strepitose edizioni dei Nomadi.