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24 gen 2012 - BLOG, PAROLE SCRITTE    Nessun Commento

L’Impermanenza delle cose

La brina su campi consumati oltre il vetro gelato.
La ragazza che dorme con il capo lievemente reclinato.
Parole stanche che percorrono la carrozza.
Il treno che arranca tra due stazioni.
Che sia l’impermanenza delle cose a mantenere viva la speranza?

La prima carrozza

L’uomo seduto accanto a me si agita sul suo sedile. Non riesce a stare fermo e continua a guardare fuori dal finestrino. C’è poco da guardare: il treno cigola in galleria sotto le crepe di una città inaridita. Passano due stazioni e lui quasi schiaccia il naso sul vetro ricurvo ed appannato per cercare di leggere i cartelli con i nomi delle fermate. All’ultima, mentre il treno rallenta accanto alla banchina, si alza e si porta accanto alle porte automatiche. Esse si aprono e lui si sporge, tenendosi saldo ad un corrimano, quasi avesse paura che il treno riparta senza di lui. Dalla folla sbuca una donna, castana e dal sorriso caldo e confortante. Lo abbraccia e lo rimprovera: non dovevi essere sulla prima carrozza?

15 mag 2010 - PENDOLARISMO, VITA    1 Commento

Ferma in tutte le stazioni

Oggi c’è Minnie sul treno. La temperatura è insolitamente bassa sebbene il cielo sereno faccia prevedere una giornata con il giusto caldo di maggio. Lei indossa una giacca a vento leggera e corta, pantaloni scuri, sneakers bianche, calzini a striscie colorate orizzontali e una sciarpa fucsia ben avvolta attorno al candido collo. E i suoi soliti occhiali dalla montatura rettangolare. L’elastico che le trattiene i capelli è verde. Quando salgo sul ponte superiore della carrozza di testa lei è già seduta, sempre sul sedile  a metà corriodio, sul lato destro. Sta consultando un catalogo di viaggi. Pensa alle vacanze? Si mangia distrattamente le unghie e ogni pochi secondi alza la testa per per osservare il mondo attorno a lei. Incrocia il mio sguardo. Non sembra vedermi. Con una mano tiene ferma sulle gambe la sua borsa stampata a motivi floreali. Ha dita lunghe e sottili. Vorrei  sapere su cosa sta posando la sua attenzione, esattamente. Vorrei vederla sorridere. Ha un piccolo orecchino rotondo sul bordo esterno del suo orecchio sinistro. Non riesco a scorgere se ne ha uno identico a destra. Chiude il catalogo e con un sospiro riprende in mano i fasci di fogli stampati che usualmente legge tutte le mattine. Lavora o studia? Sono indeciso. Il ragazzo seduto alla mia sinistra si accorge che osservo quella ragazza posta in diagonale rispetto a noi. Chissà cosa ne pensa. Si immerge nella lettura di un libro e perde ogni interesse in me o in lei. L’aria condizionata mi da fastidio e continuo a starnutire. Di profilo Minnie è ancora più interessante. Un viso da fotografare, sicuramente. E’ curiosa: osserva le due donne che hanno occupato i due posti di fronte a lei e che si stanno agitando per sfilarsi le giacche e al contempo reggere le grosse tracolle di pelle. Ferma in tutte le stazioni, ripete il display. Siamo già sottoterra. Tra poco scenderemo e lei sparirà nel lungo e buio corridoio posto all’estremità dell’enorme e deserto atrio posto a mezza via tra i binari la superifice. Desidero rivederla.

28 apr 2010 - PENDOLARISMO, VITA    Nessun Commento

Aria

La sorpresa della giornata: carrozze del treno ghiacciate. Nulla di nuovo, si osserverebbe, se fosse ancora gennaio e fossimo saliti sulle vetture dopo una lunga attesa, incerti se i pochi centimetri di neve della notte precedente avessero scoraggiato le ferrovie nazionali a mettere in linea i convogli. Solo che siamo a fine aprile e il termometro oscilla costantemente tra i quindici e i ventitre gradi. Quindi si esce di casa la mattina con una leggera felpa, felpa che poi verrà arrotolata sui fianchi o legata alla borsa durante la giornata. Per il calendario delle ferrovie probabilmente oggi è segnato come il primo giorno d’estate. Aria gelida soffia inarrestabile dalle bocchette poste subito sotto i finestrini dei nuovi convogli, quelli delle linee suburbane. L’architettura particolare dei vetri, leggermenti incurvati verso l’alto, facilita il deflusso dell’aria fino a creare un vortice che inesorabile si avventa sul passeggero, lo avvolge e lo raffredda oltre ogni umana tolleranza. Il quadro di gestione dell’impianto di aria condizionata si trova in bella vista, dietro un vetro blindato, accanto all’enorme porta della toilette. Forse per scoraggiare atti di disobbedienza civile.

Lungo i binari

Negli ultimi cinque anni ho usato l’auto per raggiungere il luogo di lavoro. Provinciale, due paesini, tre uscite di tangenziale e quattro semafori cittadini. Strada, asfalto, nebbia, pioggia, caldo, sole, neve, riverberi e traffico, tanto traffico.

Ora uso il treno. Stazione del paesino, stazione del paesino, stazione del paesino, tre stazioni cittadine, affogate sotto tre o quattro metri di cemento, fognature e scale mobili e due attraversamenti pedonali.

Dal finestrino osservo scorrere campi ghiacciati, punteggiati di pozze d’acqua sporca su cui volteggiano grossi uccelli neri; vecchie case ormai ingrigite, una volta dotate di ampie aie, ora espropriate per far passare il raddoppio della linea; capannoni industriali e parcheggi per auto e mezzi agricoli; condomini ricamati con antenne satellitari; scali deserti e binari affolati di vagoni merci; auto in coda;  ragazzi con zaino scolastico e donne con la borsa della spesa; lunghe gallerie buie e polverose.