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16 gen 2012 - BLOG, GIOCHI    Nessun Commento

Coruscant Wasn’t Built In A Day

CoruscantL’attesa è stata lunga – molto lunga – e carica di enormi aspettative. Innanzitutto il franchise è uno di quelli pesanti; visto il trattamento assolutamente incomprensibile che SOE ha riservato a Galaxies e vista la sua fine ingloriosa il diffuso timore di un salto nel buio era più che giustificato. Certo, BioWare e EA sono due pesi massimi in termini di risorse e di esperienza (*), ma creare un MMORPG non è un attività che si improvvisa, soprattutto se la concorrenza è di fatto monopolizzata da sette anni da un certo titolino di casa Blizzard che, tra alti e bassi e scelte non sempre azzeccatissime, ha saputo comunque offrire esperienze di gioco a milioni di utenti nel mondo. Ebbene, a circa un mese dal rilascio pubblico (e con i miei personaggi principali che veleggiano, più o meno lentamente, verso il trentesimo livello) è ora di tirare le prime somme.
Le meccaniche di gioco non introducono nulla di realmente innovativo, a parte la possibilità per tutte le classi di possedere più companions (pet evoluti) che di volta in volta si rivelano utili nel PVE e nelle professioni. L’impressione è che BioWare abbia preso le suddette meccaniche di peso da World of Warcraft e le abbia leggermente adattate, assieme all’interfaccia, al proprio universo. Considerando che negli ultimi anni chi ha sperimentato nuove strade è di fatto uscito dal mercato (o vivacchia in un angolo dopo aver abbandonato ogni velleità di successo) questa scelta non solo non è disdicevole ma al contrario si è rivelata proficua. Infatti, si è stimato che otto giocatori su dieci che si sono registrati all’apertura dei server provengano proprio dalle file di WoW. Tutto costoro, me compreso, hanno faticato meno di cinque minuti per orientarsi tra abilità, albero dei talenti, classi, quest, istanze, sistema di posta e di deposito, monte volanti, aste, punti di volo, barra dell’esperienza, livello degli item, key-binding, trainers, venditori e via discorrendo. Tutto ciò dimostra una concreta attenzione per l’esperienza del proprio utente, evitandogli lunghi e dolorosi giorni, o settimane, per imparare e testare sulla propria pelle dinamiche sconosciute. Al contrario: chiunque abbia alle spalle qualche decina (o, cough cough, centinaia…) di ore di eroiche e raid avrà la piacevole sensazione – all’incirca – di iniziare a livellare un proprio alt.
Si tratta dunque di un clone di World of Warcraft? Ovviamente no. Perchè se intelligentemente BioWare e EA hanno copiato un’infrastruttura già collaudata e che nei suoi massimi tratti ha già riscontrato il favore di dieci milioni di utenti, il vero tesoro di SWTOR sta ovviamente nel suo lore e nella gestione della storia. I personaggi di ogni classe, infatti, non “nascono” improvvisamente mezzi nudi nei pressi di una cattedrale, o del relitto di un’astronave o ancora in un territorio infetto. Sono invece esseri maturi, con già una parziale storia alle spalle che da quel momento, sarà il vero filo conduttore di tutte le gesta, gli avanzamenti e le esplorazioni che li attenderanno. Naturalmente il giocatore è lasciato relativamente libero di ignorare la lunghissima questline di classe e di praticare l’arte del brigantaggio o esercitare la Forza come meglio crede. Tuttavia ritengo che il vero valore di questo gioco sia il dipanarsi delle vicende della Vecchia Repubblica per il tramite degli eventi e dei racconti degli innumerevoli personaggi (i cui dialoghi sono tutti recitati) che si incontrano su tutti i maggiori pianeti dell’universo di Star Wars. Se a ciò si aggiungono una personalità molto forte delle varie classi, un’astronave personale (che, diciamocelo, è più accogliente e cool di una nave o dirigibile di linea), la possibilità di intraprendere battaglie spaziali – sebbene con un’impronta di tipo arcade – e la possibilità di lasciare ai companions il lavoro di livellamento del gathering e del crafting, ecco che davvero SWTOR può di certo diventare in brevissimo tempo la reale spina nel fianco di Blizzard. (Certo, non tutto è ancora perfetto, in realtà: il bellissimo design è mosso da un buon motore grafico che tuttavia necessita di parecchie ottimizzazioni; molti dettagli delle meccaniche e dell’interfaccia copiate a WoW sono state implementate solo parzialmente e di certo dovranno essere adeguate nel tempo e anche tanti bilanciamenti richiederanno un tuning più fine. Ma la partenza rimane strepitosa).

(*) ok, non è che Sony sia una PMI brianzola…

4 dic 2011 - GIOCHI    Nessun Commento

SWTOR è in arrivo

SWTOR
Star Wars: the Old Republic farà il suo debutto ufficiale tra pochi giorni. Credo che questo titolo sarà per me l’ultima occasione di affrontare un MMORPG prima dell’inesorabile declino come videogiocatore di universi permanenti. Già ora mi accorgo che il mio impegno in WoW è scemato ai minimi termini degli ultimi sette anni. Non sono purtroppo certo che SWTOR, pur supportato da un background pieno, affascinate e conosciutissimo, saprà catturarmi in maniera stabile. Da giocatore della prima ora di Galaxies, di Guild Wars e di altri esempi simili, so bene quanto poco ci voglia per far naufragare un buon prodotto (almeno sulla carta). Mi piacerebbe rileggere questo post tra un anno. Rimarranno solo i panda(ren)?

12 nov 2011 - GIOCHI, VITA    Nessun Commento

Pancakes & Pandaren

Sto versando un’abbondante dose di sciroppo d’acero sulla piccola pila di pancakes che stamattina interpretano la mia colazione. Sullo schermo leggo le news registrate alla BlizzCon di quest’anno e alcune Q&A realizzate con producer e designer. Dopo alcuni april’s fool e svariati depistaggi sembrerebbe proprio che Pandaria sarà il cuore della prossima espansione di World of Warcraft. Nuovo level cap, nuove zone, nuove quest, nuove istanze e raid, nuova classe; insomma, tutto il menu che ci si attende di solito da un grosso calibro [per dire il vero: l'unico grosso calibro al momento in circolazione] quale è WoW. Ma se Wrath of Lich King aveva fatto storcere più di qualche naso (finendo comunque per essere poi un’espansione alquanto amata) e Cataclysm ha creato un malcontento perenne, sembra che le future nebbie orientaleggianti di Pandaria stiano creando una frattura insanabile nella base di giocatori. L’impressione diffusa è che il naturale invecchiamento del gioco, con conseguente e costante calo delle sottoscrizioni ed emigrazioni verso altri titoli, verrà contrastato con un’impostazione decisamente più casual, soft e semplificata. Blizzard guarda all’immenso mercato potenziale dell’estremo oriente (leggi: Cina, Corea e Taiwan), insomma, e intende reclutare nuovi e più giovani giocatori nel resto del mondo. Se la nuova e misteriora PI (Titan) esiste davvero è probabile che Mists of Pandaria sarà l’ultima espansione del gioco prima di una sua transizione verso formule free-to-play. (Ovviamente non tutti condividono queste previsioni; anzi, c’è anche chi sostiene che WoW riattirerà nel proprio orizzonte degli eventi parecchi transfughi). Mi sa che devo mettermi sotto con l’achievement Loremaster prima di essere distratto anch’io dall’imminente Star Wars: The Old Republic.